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What is userism?

What is userism?

A brief explanation. With the rise of digital automation, the social conflict based on labor will, over time, become secondary (and in many parts of the world it already is). Machines together with digital systems automate both the physical and the mental act of work. This unsettles many groups and can indeed reduce entire populations to inert masses compared to the few who own the means of production. However, it is also the opportunity for a major liberation: work that is poor, alienating, precarious, or degrading may cease to be a problem for future generations (and, to some extent, already for many people today).

The fundamental economic conflict between people and power will instead shift to the social role of digital consumers—users. They are the only ones capable of providing both intention and value to the digital machine. “We are the consumers; we define the value of the economy,” and through our desires and choices we reshape productive flows. This power increases as digital consumers—users—can easily access the fruits of machine labor. (Granted, many people still work under the negative conditions mentioned above, but sooner or later the digital machine will replace those jobs as well.)

The new conflict arises because users are not only active participants but also, often, passive ones, serving as sources of data extraction that feed the digital machine, for better or worse. This inevitably leads to a confrontation over users’ freedom to determine the direction of society’s value flows, opposed to the tendency of organized powers—states, companies, or other entities that will likely emerge in the future—to influence (and/or surveil) users. Only when these powers are representative of a collective user will, and thus born of democratic organizations formed by users themselves, can we be sure that the end of labor brought by automation will be, in fact, a liberation.

Userism aims to be both an analytical framework and a practical approach, in service of users—current or emerging—across the world. Its goal is to free people from the fear of the end of work and instead propose an optimistic, positive, yet necessarily assertive vision. Naturally, I hope userist struggle will take place peacefully: a conflict, yes, but legitimized by discourse and non violent means. This point matters, because although violent revolution is always an option, it will not necessarely lead to a plural and inclusive outcome that benefits all users. In the digital era, there are plenty of tools to organize dialogue among users and peaceful conflict with accumulating powers.

In any case, this short text does not aim to outline specific policy proposals. For that, there are many other articles on this site, or you can contribute one yourself. If you are interested, you can find us on the contact page. If not, I hope at least to have given you something to think about.

To be clear: userism is not a registered trademark or the name of a single organization. It is an idea meant to belong to everyone, and hopefully it always will.

Renato Pisani, november 28th, 2025.

AI assisted translation. Original text in Italian below.

Cos'è l'userismo?

Lo spiego in due parole. Con l’avvento dell’automazione digitale, il conflitto sociale basato sul lavoro diventerà col tempo secondario (e lo è già in ampie parti di mondo). Questo perché le macchine assieme al digitale automatizzano sia l’atto fisico che quello mentale del lavoro. Un fatto che turba molte categorie, e che può in effetti relegare I popoli a masse inerti rispetto a chi possiede I mezzi di produzione. Tuttavia, è anche l’opportunità di una grande liberazione: il lavoro, quello povero, quello alientante, quello precario, quello degradante, potrebbe non essere più un problema per le persone del futuro (e in parte già per molte persone del presente).

Il conflitto economico basilare fra popolo e potere si traslerà invece sul ruolo sociale dei consumatori digitali, ovvero gli utenti. Questi sono gli unici in grado di fornire alla macchina digitale sia la volontà, sia il valore stesso. Infatti “noi siamo I consumatori, definiamo il valore dell’economia,” e proprio grazie al nostro atto di desiderare e volere, modifichiamo I flussi produttivi. Un potere che si amplifica in qualità di consumatori digitali, cioè utenti, che con estrema facilità possono accedere ai frutti del lavoro delle macchine (Posto che, ad oggi, tantissime persone continuano a lavorare nelle condizioni negative di cui sopra, ma prima o poi la macchina digitale sostituirà anche quei lavori).

Il conflitto però nasce dal fatto che gli utenti non sono solo parte attiva, ma anche e spesso parte passiva, in quanto fonte di estrazione di dati per nutrire la macchina digitiale, nel bene e nel male. Ciò conduce inevitabilmente a un confronto sulla libertà degli utenti di determinare la direzione dei flussi di valore della società, opposto alla tendenza di influenzare gli utenti (e/o sorvegliarli) da parte di poteri organizzati, come Stati, aziende, o altre soggettività che presumibilmente emergenanno in futuro. Solo quando questi poteri saranno rappresentativi di una volontà collettiva degli utenti, e quindi frutto di organizzazioni democratiche costituite dagli utenti stessi, potremmo stare sicuri che la fine del lavoro causata dall’automazione sarà in verità una grande liberazione.

L’userismo si propone come strumento di analisi, ma anche di azione pratica, per servire gli utenti già effettivi o anche incipienti di ogni parte del mondo. Per liberare le persone dalla paura della fine del lavoro, e invece proporre una visione ottimista, positiva, ma necessariamente combattiva. Ovviamente, l’userismo spera che questa lotta avverrà in termini pacifici: un conflitto, sì, ma legittimato dal discorso e dalla non violenza. Porre l’accento su questo punto è importante, perché sebbene la rivoluzione resti sempre un’opzione, è difficile pensare che possa andare in una direzione plurale e inclusiva per dare a tutti gli utenti un futuro migliore. Nell’era digitale c’è spazio per il dialogo tra utenti, e per il conflitto con I poteri accumulatrici, e ci sono gli strumenti per portare avanti entrambe le strade in via civile, ma d’impatto.

In ogni caso, questo breve testo non si propone di delineare prospettive di policy specifiche. Per questo, ci sono molti altri articoli che puoi trovare in questo sito, o che puoi contribuire tu stessa a scrivere. Se può interessarti, ci trovi nella pagine contatti. Se no, spero almeno di averti dato qualcosa a cui pensare.

Beninteso, l’userismo non è un marchio registrato o il nome di una singola organizzazione. È un’idea che spero possa essere di tutti e che possa restarlo per sempre.

Big tech or digital democracy? Four proposals.

Laboramus enim in hoc spatio novo, ubi data et scientia sunt opes maximi momenti. Quare necesse est ut technologia non solum utilis, sed etiam iusta et libera sit, ut cives non servitutem, sed potestatem et libertatem inveniant.

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